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Aneddoti
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Un giorno Franz von Kobell,
un professore dell' Università di Monaco, mentre
si trovava ad
Hohenschwangau
in
attesa di essere ricevuto dal re Massimiliano,
scorse Ludwig che faceva un gioco piuttosto
pericoloso sulla ringhiera di uno scalone.
Quando gli sembrò che stesse per cadere, il
professore allungò il braccio e lo trasse in
salvo, ma Ludwig, per tutta risposta, gli lanciò
uno sguardo adirato e se ne andò senza dire una
parola. Molti anni più tardi, Kobel ebbe
nuovamente occasione d' incontrare il nuovo re
Luigi II; quando lo salutò, questi gli disse
gelido: "Vi siete permesso di toccarmi!" e voltò
le spalle lasciandolo esterrefatto.
A diciotto anni Ludwig, con il suo metro e
novanta, superava di gran lunga il padre in
statura. Era un giovane slanciato, la cui
straordinaria bellezza incantava tutti coloro
che lo vedevano: aveva gli occhi di un azzurro
cupo come quelli della madre, e la carnagione
chiara, color avorio; aveva ereditato dai
Wittelsbach i lineamenti finemente cesellati.
Ogni mattina il barbiere di corte gli ondulava
accuratamente con il ferro i capelli scuri; e
una volta il principe giunse a dichiarare
vanitosamente: "Se non mi ondulassero i capelli
ogni giorno non potrei neppure mangiare con
piacere".
Dopo tre anni trascorsi sul trono di Baviera, la
bellezza di Ludwig aveva cominciato a svanire e,
con essa, anche il timido giovane che tanto
aveva incantato i suoi sudditi: la figura, un
tempo snella, si era ora appesantita, i tratti
angolosi del viso si erano nascosti dietro un
pizzetto nero. L' espressione romantica degli
occhi era diventata più cupa: si leggeva nel suo
sguardo il riflesso delle devastazioni causate
dalla guerra, di cui era stato testimone, e dei
travagli personali attraverso cui era passato.
La sfrenata passione per i dolci gli aveva
guastato i denti, molti dei quali erano già
caduti. La paura dei dentisti e dei medici gli
impediva di curarsi, per cui soffriva spesso di
fortissimi mal di denti e di emicranie. Nel
tentativo di lenire la sofferenza, finì con l'
assumere sempre maggiori quantità di idrato di
cloralio e di altri narcotici.
Negli ultimi anni dieci anni di vita, Ludwig
scambiò perennemente il giorno con la notte.
Quando a Monaco i portoni delle cancellerie
governative si chiudevano e centinaia di
impiegati si avviavano verso casa nell' incerta
luce del crepuscolo, egli si alzava dal letto e
iniziava la sua "giornata". Raramente si
svegliava prima delle sei di sera; si avvolgeva
in una vestaglia di seta e, poco dopo, chiamato
con il campanello, un domestico compariva con
una tazza di caffe' nero e forte. Si immergeva
poi nell' acqua calda e odorosa della vasca da
bagno, che era stata preparata e profumata con
essenze. [...] Dopo il pranzo, che per lui aveva
luogo a mezzanotte, abbandonava il calore dei
suoi castelli per fare una passeggiata a piedi o
in carrozza. D'estate usciva in "phaeton" o
landò scoperti, godendo del silenzio della
notte; d' inverno in slitte di legno dorato ed
elaboratamente intagliato, decorate con
cherubini.
I Wittelsbach avevano alle spalle una lunga
storia di eccentricità. Dalla parte del padre di
Ludwig, vi era stato un numero incredibile di
matrimoni fra consanguinei e pericolose unioni
fra cugini, che potrebbero aver intaccato la già
fragile psiche dei membri della famiglia.
Massimiliano aveva avuto due sorelle affette da
disturbi mentali: la principessa Maria si era
sempre vestita di bianco in modo da poter
scorgere qualsiasi puntino o macchia di sporco,
e si cambiava d' abito quattro o cinque volte al
giorno; l' altra sorella, Alessandra, per tutta
la vita aveva ritenuto di avere ingoiato un
pianoforte a coda, di vetro, e aveva trascorso
molti anni rinchiusa in convento.
La sua ossessiva adorazione per i Borboni
assunse forme stravaganti: oltre a conversare
con quei commensali immaginari, aveva il culto
di Maria Antonietta. A Linderhof fece erigere
una statua della regina di Francia e, ogni volta
che vi passava davanti, si toglieva il cappello,
si inchinava e le accarezzava le guance. In quel
castello vi era anche una colonna che pareva
avere per lui un significato speciale poiché,
quando vi passava davanti, invariabilmente si
fermava e la baciava. |
"Non
posso," disse Ludwig sfregandosi la fronte. "E'
spaventoso, ma non sopporto più di essere osservato
da migliaia di occhi, di sorridere e salutare
migliaia di volte, fare domande a persone che non
significano nulla per me, ed ascoltare risposte che
non mi interessano. No,no! Non posso più uscire
dalla mia solitudine."
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