| Ludwig II, quarto re di
Baviera, è una delle figure storiche più affascinanti,
controverse e misteriose della storia moderna. Nato il
25 agosto del 1845 nel castello di Nymphenburg presso
Monaco, guadagnò fin dalla prima infanzia l'affetto e
l'ammirazione dei propri futuri sudditi, grazie anche
alla propria naturale bellezza e al portamento fiero e
regale. La rigida educazione e la ingessata vita di
corte tuttavia mal si confacevano al carattere del
principe, complesso e coloratissimo, immaginativo e
introverso, sognante e autocratico. I genitori ed in
particolare la madre, una Hohenzollern, costituivano
figure distanti e fredde, maggiormente preoccupate per
l'etichetta del futuro sovrano piuttosto che per la sua
felicità, e questa carenza di affetto ebbe gravi
ripercussioni sull'indole chiusa, spesso scontrosa di
Ludwig. Nei ritagli di tempo che i durissimi studi gli
concedevano, il principe si rifugiava nel mondo di sogno
delle leggende nordiche, nei libri di storia medievale e
nelle saghe eroiche, placando la propria sete di
fantastico, di ideali perduti e di nobili gesta
cavalleresche, mentre passeggiava o cavalcava presso il
castello di famiglia di Hohenschwangau. Ancora
ragazzino, ebbe modo di ascoltare e assistere al
Tannhauser di Richard Wagner, il compositore che avrebbe
cambiato la sua vita in modo radicale. I temi delle
opere di Wagner, ispirate all'amore cavalleresco, alla
purezza eroica e alla nobiltà d'animo avrebbero in
seguito sconvolto l'animo sensibilissimo di Ludwig,
amplificando oltremodo il suo sentire romantico e
rendendolo quasi folle per il sentimento. Alla morte del
padre nel 1864, Ludwig fu incoronato re di Baviera,
acclamato e adorato dai propri sudditi che vedevano nel
bellissimo giovane, nella sua elegante uniforme, un
sovrano ideale. Non potevano sapere che il promettente
Ludwig avrebbe presto mostrato gravissime mancanze nel
proprio mestiere di regnante, allontanandosi spesso dai
propri doveri e dalle proprie responsabilità e fuggendo,
a volte letteralmente, dal proprio trono, per rifugiarsi
nei luoghi sicuri della propria fantasia, luoghi a cui
avrebbe poi dato forma e corpo, con la costruzione di
favolosi castelli, grotte artificiali e giardini
esotici.
Quando, nel 1863, la crisi dei ducati dello
Schleswig-Holstein, contesi fra Danimarca e
Confederazione germanica, si trasformò in vera e propria
guerra, Ludwig mostrò scarso interesse, anzi noia per la
volgare faccenda. Wagner divenne presto il primo
interesse del sovrano, il quale amava Lohengrin più
delle questioni politiche e nutriva per il compositore
una vera e propria adorazione mistica. L'imponente
carteggio fra i due e' noto, ed altrettanto nota e' la
quantità di denaro che Ludwig (che era divenuto suo
mecenate) spese per il mantenimento del capriccioso
musicista, la cui persona fu ben presto avversata dai
cittadini di Monaco, dal Parlamento e dal gabinetto del
re, al punto da costringerlo ad un forzato esilio,
lontano dal suo "diletto", "divino", "grazioso"
dispensatore di fortune. La questione dello
Schleswig-Holstein aveva infine spinto Prussia e Austria
a farsi guerra per i diritti di annessione, e la Baviera
vi fu trascinata, suo malgrado, al fianco dell'Austria.
Fu un autentico disastro: la Baviera, rammollita da due
generazioni di pigrizia, e guidata da un sovrano che
sognava il cozzare di spade e non con il tuono dei
cannoni, non resistette alla macchina da guerra di
Bismarck, e dopo ingenti perdite, dovette capitolare.
Questo conflitto e' noto come la guerra delle Sette
Settimane.
Ormai il re era sprofondato in una buia depressione
dovuta allo sconfortante mondo moderno, che gli offriva
visioni di guerre avide e disonorevoli, di burocrati
grigiastri che lo circondavano con i loro incartamenti,
di uomini rozzi e insensibili alla musica divina di
Wagner. I bavaresi, seppur fedeli alla corona,
cominciavano a nutrire un certo sospetto per le capacità
del sovrano, e le voci delle sue stravaganti abitudini,
quale quella, celebre, delle corse in carrozza in piena
notte, cominciavano a serpeggiare nelle taverne della
capitale. Ludwig perse la sua più grande occasione di
riscatto quando, dopo aver annunciato le proprie nozze
con la cugina Sofia, sorella dell'imperatrice
Elisabetta, ruppe il fidanzamento, causando reazioni
sdegnate fra le famiglie aristocratiche d'Europa. Il re,
a differenza del nonno Ludwig I, non era infatuato dalle
bellezze femminili e le numerose avances delle
proprie ammiratrici venivano rifiutate con indignazione.
Ludwig, è risaputo, era più attratto dal sesso maschile,
condizione questa che gli portava -era un fervente
cattolico- grande sconvolgimento d'animo e desiderio di
espiazione dei peccati che spesso faticava a non
commettere.
Nel luglio del 1870 le tensioni fra Francia e Prussia,
originate dalla questione del vacante trono di Spagna,
crebbero fino a giungere al punto di rottura. Scoppiata
la guerra, la Baviera fu costretta ad affiancare la
Prussia, a cui era legata dall'alleanza stilata dopo la
guerra delle Sette Settimane. Al solito, Ludwig mostrò
insofferenza per le questioni belliche, e rifiutò il
comando dell'esercito. Con la sconfitta della Francia a
Sedan, la Prussia vedeva libera la strada verso la
costituzione del nuovo impero germanico. Grazie alle
astute mosse del cancelliere Bismarck, la corona
imperiale andò, indivisa, a Guglielmo I Hohenzollern,
offertagli simbolicamente da un amareggiato Ludwig, il
quale, nonostante avesse ricevuto delle garanzie di
indipendenza per il proprio paese, vedeva la propria
sovranità (che considerava concessa per mano divina,
alla pari del suo grande modello, Luigi XIV) oscurata
dall'ombra della superpotenza prussiana.
Ludwig passò il resto della sua vita sfuggendo ai
propri incarichi di sovrano, nutrendo amicizie
fortissime per chi pensava potesse comprendere i suoi
sentimenti: ora un ufficiale, ora un attore teatrale,
ora un servitore; ma all'improvviso cambiava d'umore,
non voleva più vedere nessuno, l'amico amato il giorno
prima ora era un rozzo, un insensibile e andava
abbandonato. Aveva un animo fragile, era bisognoso di
attenzioni e di affetto, ma la sua perenne
insoddisfazione e la sensazione di abbandono lo
portarono a odiare gli altri. Col passare degli anni e
delle delusioni, il suo sembiante aveva perso la
bellezza giovanile, era ingrassato molto e la dentatura
perfetta si era guastata. Nella propria solitudine,
progettava costruzioni da favola, i luoghi dei propri
sogni in cui voleva vivere, lontano dalla squallida
realtà. Questi luoghi fantastici presero presto forma:
nella valle dove già si ergeva Hohenschwangau fu
costruito Neuschwanstein, immenso, quasi surreale con le
sue alte torri e la struttura imponente. Seguì la
costruzione della villa rococò di Linderhof, nei cui
giardini fece scavare una grotta artificiale per
rappresentare la Grotta di Venere del Tannhauser e un
chiosco moresco con la cupola d'oro. Infine, venne alla
luce lo sbalorditivo palazzo di Herrenchiemsee,
una copia della reggia di Versailles, che gli ricordava
gli splendori e il fasto del tempo del Re Sole. I
progetti prosciugarono letteralmente le finanze del
sovrano, che dovette indebitarsi grandemente. Nonostante
questo, la mente di Ludwig, un caleidoscopio di colori e
forme che gli venivano da epoche ideali ormai scomparse,
seguitava a progettare palazzi fantastici.
La sua fantasia, estrosa ai
limiti della coscienza, lo portò alla distruzione: il
governo, esasperato dalle spese inusitate e
dall'incapacità del re di assumere responsabilità
politiche, organizzò un complotto per destituirlo.
Nell'estate del 1886 il re fu dichiarato pazzo e fu
prelevato da una delegazione governativa nel suo
castello di sogno di Neuschwanstein. Ludwig, spogliato
della propria sovranità da un manipolo composto proprio
da quegli omuncoli grigiastri che tanto aveva odiato, si
lasciò condurre, dopo un tentativo di fuga, al proprio
castello di Berg presso il lago di Starnberg, luogo che
era stato designato per la sua prigionia. Le finestre
della residenza erano state sbarrate e la persona del re
era seguita da infermieri e un dottore. La sera del 13
giugno, Ludwig II venne rinvenuto morto nel lago di
Starnberg. Accanto a lui, il corpo del medico che aveva
compilato la dichiarazione della sua insanità mentale.
Il mistero della morte del re è ancora irrisolto, e poco
qui interessa la soluzione dell'enigma. Moriva l'ultimo
re romantico, incapace di adattarsi al grigiore
dell'ottocento e alla freddezza dell'etichetta, l'ultimo
sovrano assoluto, colpevole di aver immaginato di poter
essere un re medievale nobile e fiero in un'epoca in cui
onore e valore altro non erano che parole scribacchiate
in qualche polveroso libro di leggende.
Alberto Lapidari |