Intro | 1755-74 | 1775-84 | 1785-93 | Famiglia | Amici | Stile

 

Maria Antonietta non era un soggetto facile da dipingere. Molti avevano tentato senza riuscirvi e fra loro artisti noti e di valore come Ducreux o Duplessis. Le lettere dell'imperatrice alla figlia abbondavano di proteste perché nessuno dei ritratti inviati a Vienna sembrava rendere giustizia alla sua grazia. La giovane Elisabeth Vigée Le Brun, che aveva la stessa età di Maria Antonietta, fu la sola che riuscì a catturare una somiglianza reale, minimizzandone i difetti e dando il massimo rilievo ai particolari più ammirati nella sua figura, come nel ritratto di Maria Antonietta con la rosa (1783), che metteva in evidenza le bellissime mani e divenne il ritratto più famoso della regina. L'artista ritrasse la regina non meno di trenta volte, lavorando sempre su due o tre formule, eppure ogni volta trasferendo sulla tela con sorprendente freschezza il fascino di una donna che non era bella nel senso classico del termine, ma in un certo senso semplicemente graziosa, con il forte labbro asburgico e la fronte molto alta, ma che ciononostante sfidava ogni critica. La maggior parte dei dipinti eseguiti per Maria Antonietta furono ritratti di Stato o la raffiguravano in vesti più semplici, quasi borghesi, come nel tanto criticato ritratto eseguito nel 1786 da Elisabeth Vigée Le Brun: Maria Antonietta appariva con una rosa in mano (considerato il suo simbolo), un cappello di paglia in testa e una semplice veste di mussola bianca con maniche plissettate e aderenti. Il quadro venne esposto al Salon del 1786, ma l'impopolarità della regina era già molto forte e le malelingue dissero che la regina si era fatta ritrarre in camicia da notte. Il ritratto di Maria Antonietta in veste di Ebe eseguito da François-Hubert Drouais circa tredici anni prima, nel 1773, fu uno dei rari che la videro in vesti mitologiche. Oltre a questo, sono a conoscenza di due soli ritratti che vedono la regina in vesti arcadiche: del primo non conosco né la data di esecuzione, né il nome dell'artista, ma dall'immagine che riproduce il dipinto, si intuisce il suo cattivo stato di conservazione. Maria Antonietta appare ai piedi di una scalinata, vestita con una lunga tunica e dei sandali ai piedi. Si appoggia ad un sostegno che potrebbe sembrare ciò che resta di un'antica colonna, sulla quale è posto un cesto di fiori, i più belli dei quali sono stati presi dalla regina che li mostra nella mano destra. Anche questo potrebbe essere un simbolo allegorico: la regina era il fiore più bello di Francia. Non a caso infatti i fiori che ha scelto di cogliere dal cesto sono una rosa e due gigli, che rispettivamente rappresentavano il suo simbolo personale e quello della monarchia francese. Sul secondo dipinto invece abbiamo più notizie: l'artista si chiamava Ludwig Guttenbrunn e il ritratto è databile al 1788. Il ritratto di Maria Antonietta in vesti arcadiche con una corona di fiori a cingerle il capo e una lira tra le mani rispecchia il carattere grazioso e frivolo che di lei ci viene tramandato dagli storici e dall'iconografia. Il dipinto, può essere paragonato a quello del pittore svedese Ulrich Wertmüller che la ritrasse in modo analogo, nel giardino del Petit Trianon di Versailles, con i figli. La costruzione che appare sullo sfondo del quadro rappresenta probabilmente questo palazzo; l'ipotesi e' avvalorata dal doppio ritratto dei figli, pendant di questo, nel quale sullo sfondo si individua inequivocabilmente il tempio di Amore costruito dall'architetto Mique nel parco del Trianon.