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Benedetta Craveri intervistata da Claudia Solacini
Quando è nata
l’idea di scrivere questo libro?
L’idea mi è stata suggerita da Ena Marchi,
l’editor dell’Adelphi che segue i miei libri. L’estate scorsa, dopo aver
letto la celebre ricostruzione dell’affaire du collier di Funck- Brentano,
Ena, appena reduce dell’editing di Amanti e regine, mi ha proposto di
aggiungere un capitolo al ritratto di Maria Antonietta che chiudeva il
volume e di raccontare questa incredibile storia per la “biblioteca minima”,
la nuova piccola collana lanciata dall’Adelphi la primavera scorsa.
Come storica e scrittrice ha analizzato Maria Antonietta dal
punto di vista artistico introducendo le
Memorie di Elisabeth Vigée
Le Brun; ha riservato alla regina un capitolo sulla sua vita coniugale in
Amanti e regine; infine in
Maria Antonietta e lo scandalo della
collana ha riassunto un episodio sul quale si è molto discusso: che
idea si è fatta del carattere della regina considerando le sue scelte
pubbliche e private all’interno della società di corte?
La
personalità di Maria Antonietta si è andata costruendo nel corso degli anni
e il giudizio su di lei non può che cambiare a seconda delle diverse
stagioni della sua vita. Al momento del suo arrivo in Francia, a soli
quattordici anni, la piccola arciduchessa austriaca è piena di buona volontà
ma totalmente impreparata al compito che l’aspetta. Le istruzioni
implacabili che sua madre, l’imperatrice Maria Teresa, le fa giungere per
lettera, o tramite il suo ambasciatore, non bastano ad appianare le molte
difficoltà a cui ella deve fare fronte: la solitudine affettiva, la
mortificante e traumatica incapacità del marito a consumare il matrimonio;
la necessità di adeguarsi alla ferrea etichetta della corte francese che
esige che la famiglia reale viva ogni momento della giornata in pubblico;
l’ostilità antiaustriaca che la nuova alleanza tra Vienna e Versailles – di
cui lei rappresenta il simbolo- non è riuscita a cancellare; le rivalità e i
complessi giochi di potere che si dissimulano dietro il solenne cerimoniale
di Versailles. Davanti a questa situazione così complessa l’adolescente
immatura si difende come può: da un lato si lascia trascinare dalla sua
allegria, dalla sua gioia di vivere, dall’altro si trincera dietro a una
resistenza caparbia alle regole che le vengono imposte. Diventata regina a
diciannove anni, avvalendosi del sentimento di inferiorità che ispira al
marito, Maria Antonietta, anziché farsi carico delle sue nuove
responsabilità di sovrana, si sente autorizzata a vivere come più le piace
nella sua stessa reggia. Le sue aspirazioni sono quelle delle giovani donne
della sua età: passare il tempo in compagnia dei propri amici, divertirsi,
essere bella, elegante, alla moda. Comprensibili sul piano psicologico ed
emotivo, le sue scelte sono disastrose sul piano politico e le alienano
inevitabilmente la simpatia e il rispetto della corte. Volubile e viziata,
Maria Antonietta è testarda, autoritaria ed umorale e si rifiuta di capire
che gli straordinari privilegi di cui dispone vanno di pari passo con dei
precisi doveri. Accumulando errori su errori la giovane regina presta il
fianco alle calunnie e diventa presto vittima di una leggenda nera che agli
inizi non si preoccupa minimamente di smentire. La scoperta delle gioie
della maternità e la sua maturazione psicologica e sentimentale non
riusciranno a modificare l’idea che i suoi sudditi si sono fatti di lei,
quella di una regina ambiziosa e al contempo frivola, irresponsabile,
assetata di lusso, dissipatrice: un’immagine che Maria Antonietta ha
contribuito ad alimentare e di cui non riuscirà più liberarsi. Solo davanti
al dramma della Rivoluzione Maria Antonietta rivelerà un’altra se stessa: la
testardaggine cederà il passo al coraggio, l’orgoglio alla forza morale, la
leggerezza al senso della responsabilità, ma ormai sarà troppo tardi per la
monarchia francese. I sentimenti che la sfortunata moglie di Luigi XVI
suscita in me cambiano, dunque, con il passare degli anni e vanno dalla
commiserazione e l’indulgenza per l’adolescente sacrificata alla ragion di
stato, alla seduzione esercitata dalla luminosa, elegante, aggraziata
giovane regina, all’irritazione per la sua leggerezza e la sua cecità
politica, alla pietà e all’ammirazione per la sua straordinaria dignità
negli anni terribili della prova.
La nobiltà non prese posizioni precise in difesa di Maria
Antonietta. Nel suo libro lei stessa afferma che il ruolo della regina
all’interno della vicenda non è mai stato completamente chiarito. Quanto e
in quale misura il silenzio dell’aristocrazia contribuì a screditare la
figura di Maria Antonietta agli occhi del popolo?
Tanto le grandi famiglie del regno quanto l’antica nobiltà di corte si
schiereranno fin dall’inizio contro Maria Antonietta che, diventata regina,
aveva concentrato i suoi favori su un esiguo gruppo di cortigiani scelti fra
i membri della piccola e media nobiltà, più duttile e compiacente
dell’antica. Inoltre , trascurando la vita di corte e non tenendo conto
delle regole del suo cerimoniale, la regina dava un colpo fatale
all’equilibrio e alla coesione di un cerimoniale già di per sé obsoleto,
rompendo il patto di alleanza tra la monarchia e la nobiltà, abituate, fin
dai tempo dei Valois , a vivere in simbiosi l’una con l’altra. Ed è a
Versailles e non a Parigi che prende forma la leggenda nera di una regina
indegna di cingere la corona.
Lo storico inglese
Simon Burrows, autore di Blackmail, scandal and revolution (di
prossima pubblicazione), racconta e analizza il modo in cui Maria Antonietta
venne infamata e attaccata da libelli stampati in Gran Bretagna e diffusi in
Francia. Anche Jeanne de La Motte, dopo essere riuscita ad evadere dalla
Salpêtrière nel 1787, si rifugiò a Londra e pubblicò le sue memorie che
ebbero un grande successo.
La monarchia francese era consapevole dell’influenza che tali documenti,
spesso stampati oltremanica, avevano sull’opinione pubblica?
Non ho ancora letto il libro di Burrows ma la libellistica pre-rivoluzionaria e rivoluzionaria contro Maria Antonietta è stata già
brillantemente analizzata da studiosi come Robert Darnton, Chantal Thomas,
Lynn Hunt. E’ anche cosa nota che molti di questi pamphlets venivano
stampati sottobanco a Londra (l’Inghilterra si vendicava in questo modo
della Francia che aveva appoggiato la guerra d’Indipendenza americana) e poi
diffusi clandestinamente in Francia. E’ a Londra, ad esempio, che il cugino
del re, il duca d’Orléans, il quale mirava a fare destituire Luigi XVI e a
prendere il suo posto, aveva fatto il quartier generale della campagna
diffamatoria contro Maria Antonietta, e anche le memorie di Madame de La
Motte furono probabilmente scritte su sua commissione. Il governo francese
era perfettamente al corrente di quanto avveniva a Londra e tentava
inutilmente di impedire che questi scritti attraversassero la Manica.
Presumo che Burrows abbia approfondito le modalità di produzione di questa
stampa scandalistica stampata in Inghilterra e destinata a delegittimare la
monarchia francese.
Leggendo romanzi e testi pubblicati in passato da grandi autori e
intellettuali quali Alexandre Dumas, Goethe o Frantz Funck-Brentano, ha
riscontrato diverse valutazioni in merito allo “Scandalo”? E se sì, verso
quale direzione?
Goethe colse immediatamente la gravità dello scandalo della collana e dei
danni irreparabili che il processo aveva inferto all’idea stessa di
regalità. Tanto lui che Carlyle, che Fernet- Holenia, che Dumas diedero un
enorme importanza al ruolo occulto avuto da Cagliostro nell’intera vicenda.
Condividevano tutti la convinzione che la massoneria avesse avuto una
responsabilità rilevante nel screditare il trono e l’altare e preparare la
strada alla rivoluzione.
Lo scandalo della
collana coinvolse personaggi appartenenti a tutti i ceti sociali: figure
popolane, rappresentanti della nobiltà ed esponenti della Chiesa. A distanza
di circa 250 anni le numerose incognite che segnano questa storia -
intricata e controversa, a tratti romanzesca - continuano ad affascinare
storici e scrittori.
Come spiega questo interesse? C’è ancora qualcosa da scoprire o tutto è già
stato detto?
Credo che l’interesse che continua a suscitare l’affaire della collana
abbia una duplice ragione. Da un lato è una storia appassionante, più
romanzesca del più romanzesco dei romanzi; dall’altro è il modello per
eccellenza del processo politico, dove la posta in gioco non è la verità ma
gli interessi contrastanti di giudici, ministri, sovrani. Un modello, ancora
oggi, tristemente attuale.


Maria Antonietta e lo scandalo della collana
di Benedetta Craveri
92 p.
2006
Adelphi - Biblioteca Minima
Benedetta
Craveri è professore
ordinario presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi Suor
Orsola Benincasa di Napoli dove insegna Letteratura Francese.
Nata a Roma, Benedetta Craveri ha studiato all'Università La Sapienza dove
nel 1969 si è laureata, indirizzo di Filologia Classica, con una tesi su
La formazione del gusto neoclassico e André Chénier, sotto la direzione
di Giovanni Macchia.
Ha diretto il programma culturale di Radiotre "Spazio Tre", dal 1988 è stata
professore associato di Lingua e Letteratura francese nella Facoltà di
Lingue e Letterature Moderne dell'Università della Tuscia e nel 2005 si è
trasferita all'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa a Napoli,
ricevendo la conferma di professore ordinario di Letteratura francese. E'
stata insignita dell'Ordine al Merito di Commendatore della Repubblica
italiana e di quello di Officier des Arts et des Lettres della Repubblica
francese. Collabora alle pagine culturali de La Repubblica, a The
New York Review of Books, alla Revue d'Histoire Littéraire de la
France.
Le sue principali pubblicazioni:
- André Chénier, traduzione ed introduzione di Benedetta Craveri, Einuadi,
Torino, 1976.
- Benedetta Craveri, Madame du Deffand e il suo mondo, Adelphi, Milano,
1982, ristampato nel 2002 in edizione tascabile con una prefazione di Marc
Fumaroli.
- Lettere di Mademoiselle Aissé a Madame***, a cura di Benedetta Craveri,
Adelphi, Milano, 1984.
- Vita privata del Maresciallo di Richelieu, a cura di Benedetta Craveri,
Adelphi, 1989.
- Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, 2002.
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, 2005.
- Benedetta Craveri, Maria Antonietta e lo scandalo della collana, Adelphi,
2006.
(Le
note biografiche dell'autrice sono tratte dal sito dell'Università degli
Studi Suor Orsola Benincasa)
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