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Mese dopo mese Elisabetta diventa piu' sottile, piu' slanciata, piu' alta. Da Possenhofen, Franz scrive alla madre: "Ogni giorno che passa amo Sissi piu' profondamente e sono sempre maggiormente convinto che nessuna donna potrebbe essermi piu' adatta". Per porre fine a qualsiasi obiezione aggiunge addirittura: "Ora i suoi denti sono del tutto bianchi, e cio' grazie alle vostre raccomandazioni!". Pietosa bugia! In realta' Elisabetta dissimula come puo' la sua dentatura; le critiche dell' arciduchessa hanno gia' fatto scomparire per meta' il suo sorriso.
(Nicole Avril) 

All' estero la popolarita' di Elisabetta non cessa di aumentare, ma a corte si trova sempre qualcosa da criticare nel suo comportamento o nella sua persona. In effetti le contesse invidiano la sua bellezza. Non soltanto si e' fatta amare dall' imperatore, sottrendo loro il piu' bel partito d' Europa, ma ha anche sedotto le popolazioni dell' impero, persino quelle piu' ribelli. Con la complicita' attiva dell' arciduchessa le invidiose cominciano a vendicarsi. Decidono di organizzare a corte un concorso di bellezza, una specie di "miss Schonbrunn". Diversamente da quanto accade nelle competizioni attuali, non si chiede a coloro che sono in lizza di candidarsi. Ben presto la giuria, dopo alcuni conciliaboli segreti, proclama il risultato e viene eletta "Bellezza di corte" la fidanzata di Massimiliano, Carlotta di Sassonia-Coburgo. Il gesto, poco elegante e ingiusto, colpisce nel segno; ha il risultato di rendere nemiche due cognate e infligge a Elisabetta una ferita supplementare. Si diceva che fosse incomparabile. Ebbene, si e' osato mettere l' imperatrice in competizione con altre bellezze, e da questa prova e' uscita sconfitta.
(Nicole Avril)

Elisabetta e la sorella minore Maria si ritrovavano di notte, a piedi nudi sui tappeti della Hofburg. Come due scolare, fumavano di nascosto socchiudendo l' alta finestra per non essere tradite dall' odore delle sigarette.
(Nicole Avril)

 

Quando i medici le consigliano di andare a curare la sua tosse in un paese soleggiato, coglie al volo l' occasione. La temperatura calda, il viaggio, il mare. Innamorata com'e' della solitudine, ha bisogno di un' isola. Francesco Giuseppe le propone l' Adriatico, e' ancora l' Impero. Potra' andare a trovarla, saranno di nuovo felici, tutto tornera' come prima. Ma Elisabetta rifiuta l' Impero, rifiuta l' imperatore. Vuole che la sua isola sia irraggiungibile. E sceglie Madeira.
(Nicole Avril)

 

Il pittore tedesco Franz Winterhalter, il cui pennello gode dei favori dei sovrani, viene invitato a Vienna. Dipinge il ritratto uffiale di Elisabetta come regina delle fate . I suoi capelli, il suo abito di garza bianca sono cosparsi di stelle. Pienamente a suo agio nel ruolo di romantica, essa appare sorridente e triste. Il pittore dipingera' altri due ritratti di lei, meno noti, nei quali la donna prevale sull' imperatrice. Nel primo , una delle sue candide spalle emerge da un disordine di merletti. Quanto alla capigliatura, ricade in riccioli scuri e ramati fin sotto alle anche, e non si puo' che approvare Rodolfo per aver preferito questo tappeto volante a qualsiasi altro. Appena finito, il ritratto e' gelosamente requisito dall' imperatore che lo pone nello studio della Hofburg, dove trascorre la maggior parte del suo tempo. "Finalmente un ritratto che le assomiglia davvero" dice l' uomo innamorato. Nel secondo di questi ritratti intimi Elisabetta indossa una specie di veste da camera vaporosa. I suoi capelli si aggrovigliano e le si annodano sul seno.
(Nicole Avril)

 

Cio' che piu' piaceva a Elisabetta nella villa di Lainz - il "castello incantato di Titania", come lo chiamava - era la posizione solitaria, al centro di una serie di boschi intatti, popolati da numerosissimi cervi. Il Tiergarten di Lainz era circondato da un muro. I cancelli erano presidiati dalle guardie. Nessun estraneo pote' vedere la villa finche' Elisabetta rimase in vita. L' imperatrice poteva passeggiare per ore e ore, osservare la selvaggina, oppure comporre poesie.
(Brigitte Hamann)

 

Le poesie di Elisabetta, scritte tutte negli anni '80 (dopo la morte di Rodolfo, nel 1889, Sissi cesso' all' improvviso di comporre poesie), abbracciano complessivamente circa seicento pagine a stampa. Tutta la raccolta e' un unico grande inno dedicato al tanto amato e rispettato "maestro", Heinrich Heine. Questa ammirazione superava di gran lunga l' abituale amore di un cultore di letteratura. Elisabetta conosceva a memoria molti e lunghissimi passi di Heine e si interesso' anche alla vita del poeta. Credeva nell' esistenza di uno stretto legame tra lei e il vate morto a parigi nel 1856, si considerava sua discepola e diceva addirittura che i suoi versi le venivano dedicati dal maestro in persona. "Ogni parola, ogni lettera, tutto cio' che proviene da Heine, e' un gioiello", scrisse Elisabetta alla figlia Valeria, confessando che il poeta "e' sempre e ovunque con me". [...] La fama di Elisabetta come esperta di Heine era cosė diffusa che talvolta veniva consultata persino dagli studiosi, come, per esempio, da uno studioso di storia della letteratura di Berlino. Questi le presento' tre poesie non ancora pubblicate di Heine e la prego' di esprimere un giudizio, di dirgli, cioe', se i versi, di contenuto alquanto delicato, dovessero essere pubblicati o meno. Elisabetta rispose con una lunga lettera autografa; dichiaro' che una delle tre poesie non era autentica (e aveva ragione, come venne dimostrato da una successiva indagine) e consiglio' la pubblicazione delle altre due poesie.
(Brigitte Hamann)

 

L' ex regina Maria di Napoli era anche la "star" dell' Album delle donne belle che Sissi comincio' a mettere insieme a Venezia nel 1862. [...] Quando si trattava di una donna bella, Sissi - come lo zio Luigi - non si curava dell' esistenza di un albero genealogico aristocratico privo di macchie. Come Luigi, ella inserė nel proprio album donne di tutti i ceti, anche donne che non conosceva affatto.
(Brigitte Hamann)

 

La crescente fama della straordinaria bellezza di Sissi divenne un onere sempre piu' pesante con l' andare del tempo. [...] I vestiti che indossava, i gioielli, l' acconciatura: tutti questi particolari venivano discussi a fondo dalla gente. Qualsiasi, anche minimo, errore nell' abbigliamento, qualsiasi neo che poteva sminuire la bellezza, veniva notato e commentato. In ogni momento Elisabetta doveva dimostrare di essere la donna piu' bella della monarchia.
(Brigitte Hamann)

 

Elisabetta aveva ormai superato la cinquantina. Mai piu' si fece ritrarre, ne' da un pittore, ne' da un fotografo. Mai piu' ando' in giro senza ventaglio o senza parasole, che nascondevano il magro volto, solcato dalle rughe e indurito dalle intemperie. Il ventaglio nero e l' ombrellino bianco diventarono, come scrisse Christomanos, il lettore greco di Elisabetta, "fedeli accompagnatori della sua esistenza esteriore", anzi, " quasi delle componenti del suo aspetto fisico".
(Brigitte Hamann)

 

Una sola volta durante i suoi ultimi anni di vita, l' imperatrice apparve in pubblico, assolvendo un compito di rappresentanza: fu nel 1896, durante la celebrazione del millenario ungherese. Era talmente cambiata che ben pochi la riconobbero: "Una testa femminile nera, un volto nuovo, sconosciuto, molto triste, il cui sorriso produceva l' effetto di un pallido riflesso. Saluta con grazia, ma in maniera quasi meccanica. Questo volto si differenzia, per cosė dire, da tutti gli altri", scriveva il quotidiano ungherese "Magyar Harlap". Come al solito, anche qui Elisabetta continuo' a nascondere il proprio viso con un ventaglio nero.
(Brigitte Hamann)

 

Adesso il corpo imbalsamato di colei che e' stata la radiosa e dolorosa Sissi, riposa nella bara. La viaggiatrice inquieta ha trovato il suo ultimo porto e il suo primo riposo. L' hanno rivestita del suo piu' bel vestito nero, i suoi magnifici capelli sono stati pettinati come quando era in vita. Il viso ha ritrovato tutta la sua gioventu', sotto il pallore di cera. Sulla tavola della camera sono stati appoggiati i suoi gioielli piu' cari, i suoi ricordi familiari: l' anello che ella portava sospeso al collo con una catenina d' oro, il suo ventaglio di cuoio, il suo orologio inglese custodito in un astuccio a forma di staffa, il suo braccialetto carico di ciondoli devoti, il segno solare a tre piedi, il medaglione che contiene i capelli di Rodolfo, il teschio. Tutti i simboli sono la', portatori di ricordi. Il dramma e' stato recitato fino in fondo, il sipario e' calato.
(Elisabeth Burnat)

 

 

"E' tanto bella, non ho mai visto una bellezza simile. E' graziosa e regale al tempo stesso; la sua voce e' dolcissima, e quanto ai suoi occhi, sono meravigliosi!" 
(Ida Ferenczy)

 

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